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AENEIS

Per decenni in un angolo del settecentesco Frantoio oleario era poggiata una pietra di arenaria squadrata, scolpita, e su una faccia  raffigurante uno stemma  con una iscrizione in latino : "RITERE PERTUM CARPE MANU" (traduzione:"IL RITO DEL COGLIERE CON LA MANO"). Dopo una accurata ricerca, questa  citazione era estrapolata dal VI Libro dell'Eneide (versi 190-211: Il ritrovamento del ramo d'oro):


"Aveva appena pronunciato queste parole che per caso due colombe volando sopraggiunsero dal cielo sotto lo sguardo di Enea e si posarono sul verde suolo. Allora il grande eroe riconobbe gli uccelli cari alla madre e lieto prega:
- Siate le mie guide, se c'è un qualche sentiero e per l'aria dirigete il volo nei boschi, dove l'aureo ramo ombreggia la pingue terra. E tu, o madre divina, non abbandonarmi in questa incerta impresa.
Detto così, fermò i passi osservando quali indizi offrano, per dove continuino a dirigersi. Pascendosi le colombe volando avanzano fin dove con lo sguardo potessero giungere gli occhi di chi le seguiva. Quindi, quando giunsero all'ingresso del maleodorante Averno, veloci si levano in volo e discese per l'aria limpida, si posano nel luogo desiderato sull'albero dalla doppia natura, da cui rifulse pei rami lo scintillio dell'oro. Come il vischio, che si riproduce su un albero, suole nel freddo invernale verdeggiare di fronda novella nei boschi, e avvolgere i tronchi rotondi con gialli aurei frutti, tale era l'aspetto dell'oro frondoso sull'elce ombroso, così la sottile foglia d'oro tintinnava al vento leggero. Subito Enea afferra ed avido strappa il ramo che resiste e lo porta alla dimora della veggente Sibilla".

Secondo quanto afferma Virgilio, Enea, disceso vivo nell'aldilà (l'Averno) con l'aiuto della Sibilla, incontra il padre Anchise che gli dà le profezie sulla grandezza di Roma.



 
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